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Quando si parla
di Noto e del suo protettore San. Corrado non si può fare a meno di
parlare dei "cilii" .
I "cilii" non sono altro che l'evoluzione di un grosso cero, che nel corso
degli anni ha subito delle trasformazioni, fino a divenire quello che oggi
noi vediamo, essi sono formati da un lungo fusto scanalato di circa 2
metri sormontato da una coppa di latta di forma ottagonale che racchiude
un enorme cero. Gli otto lati della coppa sono dipinti con immagini
floreali o con raffigurazioni del Santo, l'urna o il luogo in cui visse.

I
"cilii" vengono portati ad armacollo con candite tovaglie addobbati di
nastri colorati.
All'origine i "cilii", posti ai lati dell'urna di San. Corrado, servivano
per illuminare le vie cittadine, non ancora servite dalla pubblica
illuminazione, durante le processioni del Santo.
Oggi invece i "cilii" , in numero consistente, si snodano ai fianchi della
Sacra urna di San. Corrado per esaltarne la Sua magnificenza.
Noi portatori dei "cilii" altro non siamo che dei profondi fedeli di San.
Corrado, a cui dedichiamo tutta la nostra devozione, attraverso la fatica a
cui ci sottopone il peso del nostro "cilio".
Molti dei
portatori dei "cilii" partecipano alle processioni da decenni e le
sensazioni e gli stimoli che trapelano dai loro visi segnati dall'età sono
e rimangono immutati.
I
"cilii" dunque accompagnano il Santo Patrono, durante tutta la processione
che parte dalla Cattedrale e si snoda per le principali vie cittadine,
inoltre in segno di ringraziamento, i portatori dei "cilii" eseguono,
davanti o dentro le chiese sparse per la città, dei caroselli, in dialetto
chiamati "i gira re silia" ,
che rappresentano una forma di
ringraziamento per la benevolenza di San. Corrado.
E' tradizione tra noi
portatori dei cilii, "ittari a uchi" che consiste in un richiamo ad alta
voce fatto da uno di noi portatori, a cui segue la risposta di tutti gli
altri, il portatore invocante dice "e cu vera firi ciamamulu" (e con vera
fede chiamiamolo) oppure "e cu tuttu lu core ciamamulu" (e con tutto il
cuore chiamiamolo), a cui il resto dei portatori risponde "evviva San.
Currau"
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